
Ernesto Scarponi
effeunopuntouno aps - ets - bfiTra ciò che resta e ciò che ritorna
“Questo lavoro nasce in Guatemala, durante il Día de los Muertos,il giorno in cui vivi e morti si sfiorano attraverso gesti, riti e silenzi.Le immagini seguono la comunità nei suoi passaggi: la soglia sacra,la processione, le attese, i volti, la terra, il cimitero.Non cercano l’esotico, ma la presenza.Un modo semplice e profondo di restare legati a chi non c’è più.”
ERNESTO SCARPONI
Breve nota biografica
Ernesto Scarponi è un fotografo e viaggiatore. Ama muoversi in camper, cercare luoghi lontani dalla folla, seguire la luce e le micro‑variazioni dei gesti. Dopo una vita nel turismo in Svizzera, Germania, Francia e Inghilterra, ha scelto la fotografia come pratica di libertà e ascolto.
I suoi progetti nascono lungo strade e comunità attraversate nel tempo: dall’Alto Atlante marocchino ai villaggi dell’Armenia, dai rituali del Guatemala alle steppe del Kirghizistan, dalle terre alte delle Ande argentine ai paesaggi dell’Etiopia, fino alle atmosfere sospese di Cuba e dei Balcani. Luoghi dove la vita si mostra senza rumore.
Gli incontri con maestri come Claudio Marcozzi, Cristina Núñez, Roberto Salbitani, Antonio Manta e, soprattutto, Monika Bulaj hanno orientato il suo sguardo verso ciò che non si vede subito: la presenza, il sacro quotidiano, la bellezza semplice delle persone e dei luoghi.
Il suo lavoro predilige narrazioni essenziali, sincere, non spettacolari. Immagini che non cercano l’effetto, ma ciò che resta.


