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Walter Ferro

Walter Ferro

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Pulcinella la vita è troppo strana

L’origine di questo lavoro fotografico su Napoli nasce da un percorso di ricerca interiore e interpersonale, intrapreso con il desiderio di superare alcune barriere che nel tempo ho riconosciuto come limitanti.

La fotografia è diventata per me uno strumento di esplorazione: un mezzo attraverso cui mettermi alla prova e osservare più da vicino me stesso.

Attraverso questo lavoro ho cercato di comprendere più a fondo i miei pensieri, i miei comportamenti e le dinamiche che emergono nel rapporto con gli altri, interrogandomi sulla loro origine.

Mi sono chiesto quanto le esperienze vissute, il contesto e le relazioni abbiano contribuito a plasmare il mio modo di vedere e interpretare la realtà.

Ogni immagine rappresenta un frammento di questo percorso: non è soltanto uno scatto, ma un momento di consapevolezza, talvolta anche di confronto o di difficoltà.

La fotografia diventa così uno spazio in cui ciò che è interiore può prendere forma, rendersi visibile e, in qualche modo, condivisibile.

“Pulcinella la vita è troppo strana”

Napoli, casa di pulcinella,

dove ogni ritmo è sempre presente ad ogni angolo e situazione,

dove i contrasti sono il soggetto principale,

dove l’arte di arrangiarsi è la padrona di casa,

dove il calore della gente ti coinvolge,

dove il tempo non ha tempo,

dove, se ti fermi in istante, ti rendi conto che la vita è troppo strana.

 (Fabio Mignanelli)

Con il racconto fotografico “Pulcinella la vita è troppo strana”, l’autore ha narrato il “genius loci” della città di Napoli. Di quella Napoli di Edoardo De Filippo, di Salvatore Di Giacomo, di Giovanni Battista Pergolesi, di Pino Daniele; con i suoi mille colori, mille culture, la sua indifferenza, le tante paure, la malinconia, le sue creature, dove ognuno aspetta la sorte e nessuno sa la verità; perché, come sembra affermare Pulcinella: la vita è troppo strana”. (Denis Curti; Lorenzo Cicconi Massi; Teofilo Celani: verbale di giuria autore FIAF 2020 Marche)

FABIO MIGNANELLI

Breve nota biografica

Fabio Mignanelli (1961) si avvicina alla fotografia fin dall’adolescenza, in un ambiente familiare in cui la pratica fotografica e la camera oscura appartengono alla quotidianità. Dopo una prima esperienza professionale come fotografo matrimonialista e titolare di un’attività commerciale tra il 1992 e il 1998, dal 2010 orienta la propria ricerca verso la fotografia documentaria e il racconto delle realtà umane.

Il suo lavoro nasce dall’incontro con comunità e contesti spesso lontani dalla rappresentazione mediatica e si sviluppa attraverso percorsi di lunga durata, fondati sull’ascolto, sulla prossimità e sulla costruzione di relazioni di fiducia. La fotografia diventa così una pratica partecipativa, nella quale le persone coinvolte non sono soltanto soggetti osservati, ma parte attiva del racconto.

Nel 2016 pubblica Invisibile Tempo, volume dedicato alla vita delle monache Passioniste di clausura di Loreto. Il progetto inaugura un rapporto di conoscenza e collaborazione con la comunità durato quasi dieci anni. Da questa esperienza nasce, nel 2025, Qui ho scoperto l’Assoluto. Dentro le mura del silenzio: la resistenza e il mistero della clausura in Italia, un reportage che restituisce la dimensione quotidiana della vita contemplativa attraverso una narrazione intima e rispettosa.

Nel 2021 realizza Inclusioni, progetto dedicato alle storie dei migranti del territorio, sviluppato in collaborazione con l’ASP del Comune di Jesi e successivamente presentato attraverso mostre e incontri pubblici. Nel 2026 conclude Volti e storie. Progetto fotografico per valorizzare il lavoro degli operatori, realizzato per la cooperativa COOSS Marche e dedicato al valore umano e professionale di chi opera nei servizi alla persona.

Parallelamente documenta le realtà culturali e teatrali del territorio, collaborando con associazioni e compagnie locali, tra cui la compagnia dialettale cameranese L’BSCIGN, per la quale realizza i cataloghi fotografici delle produzioni del 2017 e del 2025.

La ricerca di Fabio Mignanelli si concentra sui temi dell’identità, della memoria, della spiritualità e dell’inclusione sociale. Attraverso una fotografia costruita sull’incontro e sulla partecipazione, il suo lavoro indaga il rapporto tra individuo e comunità, trasformando esperienze poco visibili in testimonianze capaci di custodire storie, luoghi e dimensioni umane profonde.

Fabio Mignanelli

Cell: +39 3478878644

Mail: fabiomignafoto@gmail.com

Instagram: @fabio_mignanelli

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