
Luciana Trappolino
effeunopuntouno aps - ets - bfiNella Terra dei Patachitra
Esiste in India un’espressione artistica che affonda le sue radici nell’antica
tradizione popolare, quella dei cantastorie erranti, che attingendo da varie sorgenti confluisce in una forma di “arte povera” assolutamente particolare: quella dei Patachitra, meglio conosciuti nella cultura inglese con il nome di Scrolls. In questo testo ci occupiamo in particolare dei Patachitra del West Bengal , nello specifico del fenomeno delle donne cantastorie di Naya.
Il termine Patachitra è formato dalla combinazione di due parole d’originesanscrita: Patta, che significa tessuto e Chitra, dal significato letterale di dipinto.
Essi consistono in sostanza in riquadri di tela trattata in modo particolare in rotoli di lunghezza variabile (illustrati generalmente in sequenza longitudinale, talvolta orizzontalmente), illustrati con dipinti che acquistano un più netto significato sotto forma di storie. Gli autori di tali dipinti, detti popolarmente Patua, accompagnano lo srotolare delle loro opere con delle canzoni che ne descrivono i contenuti. Generalmente composte dagli artisti stessi, tali canzoni, conosciute come Pater Gaan (canto dello scroll), si tramandano poi oralmente attraverso le generazioni, quasi facendo parte del bagaglio patrimoniale di una stessa famiglia.
Il ruolo originario dei Patua, meglio conosciuti anche a livello internazionale come Chitrakar, parola che diverrà spesso il cognome di famiglia, era quello di cantastorie: questi artisti si spostavano di villaggio in villaggio, recandosi via via in aree sempre più interne e remote, guadagnandosi da vivere cantando in pubblico mentre srotolavano a poco a poco i loro dipinti, come in un cortometraggio. Considerato che queste canzoni venivano generalmente create dal pittore stesso in relazione al dipinto effettuato, è evidente che un Chitrakar non è solo un pittore, ma un artista più completo, che unisce alle capacità pittoriche anche quelle di compositore, interprete e cantante.
L’origine dell’arte di creare i Patachitra si perde nel millenni, ma per una
datazione storiografica, le parole “Patua” e “Chitrakar” sono rintracciabili in fonti letterarie risalenti a oltre 2.500 anni fa e la loro evoluzione ha seguito la storia dell’India nel corso del secoli fino ai nostri giorni.
I temi tradizionalmente affrontati da questi autori erano i temi religiosi e
mitologici della tradizione induista, con particolare riferimento ai poemi epici Ramayana e Mahabharata2, o ai Purana3.
Grazie alle loro rappresentazioni, i contenuti di queste opere venivano diffusi e conosciuti da un pubblico più vasto, diventando così popolari anche nei villaggi più sperduti e lontani dai maggiori centri abitati. Alla funzione di intrattenimento puro, si affiancava originariamente
anche quella di informazione, rendendo note importanti notizie, ad esempio la morte di personaggi rilevanti, quali re e imperatori. È da notare che molti di questi artisti non appartenevano, e non appartengono tuttora, alla religione induista, ma spesso hanno abbracciato quella mussulmana, continuando però a raffigurare temi induisti o, più raramente, cristiani senza che questa apparente discordanza sminuisse il contenuto o la forma pittorica del Patachitra, ma al contrario facendogli acquisire una maggiore complessità visiva e interpretativa.
Un altro aspetto particolare e fondamentale di questa “professione” è la sua alta concentrazione in determinate zone del West Bengal, in particolare nel distretto del West Midnapore. Uno dei villaggi in cui è più alto il numero di Chitrakar è quello di Naya nell’area di Pingla, dove praticamente ogni famiglia ha almeno uno di questi artisti tra i suoi membri e le cui case hanno i muri dipinti con motivi in questo stile pittorico.
LUCIANA TRAPPOLINO
Breve nota biografica
Nata ad Orvieto il 15 Febbraio 1964.
Laureata in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma (Italia).
Attualmente vivo a Lecce (Italia)
Ho scoperto la passione per la fotografia sin da bambina.
La mia fotografia è prevalentemente un resoconto di viaggio e una testimonianza etnica di tradizioni, usi e costumi dei popoli che, con la contaminazione del mondo occidentale, si stanno perdendo.
Negli ultimi anni ho posto la mia attenzione anche alle tradizioni e realtà locali, per promuoverne autenticità e bellezza, al di là degli stereotipi.
La Fotografia gioca un ruolo importante in questo processo di conoscenza, grazie al fatto di essere di immediata percezione, più di un testo scritto.
Ho ricevuto diversi premi e Menzioni d’ Onore, tra cui quelle del FIOF International Photographer Awards (edizione 2017, 2018 e 2019); vincitrice con il 1° premio al concorso promosso da Amnesty International Italia 2019; vincitrice con il 1° premio al FIIPA-FIOF 2019 per la Categoria “People”; Ambassador of Italian Photography all’International Art Photography festival Lishui – CHINA nel 2020, Ambassador of Italian Photography e finalista al Fokus Awards in Albania nel 2022, 2023 e 2025 nelle categorie “Life” e “Land”; Menzione d’Onore al Tokyo International Photo Awards 2023; Menzione d’Onore al PX3 Prix de la Photographie Paris nel 2023, 2024 e 2025; il mio progetto “The last Guardians of the forest” è stato premiato tra le 10 migliori storie di viaggio al Travel Tales Award 2024; il progetto “The Art of Patachitra” tra le 10 migliori storie di viaggio al Travel Tales Award 2025; finalista nella categoria Short Story con il progetto “Sript on one’s skin” al Premio Roma Fotografia 2025; vincitrice del Premio Nazionale Musa per fotografe 2025 nella categoria “Ritratto” con il progetto “Tra-me”, finalista all’Urban Photo Awards 2026 – Premio Speciale Mark Power .
I miei lavori sono stati esposti in varie mostre collettive e personali in diverse città italiane.
Le mie foto sono state pubblicate su importanti magazine fotografici: il National Geographic, l’Annuario FIAF, Photo Professional, Il Fotografo, Dodho Magazine, ViaggioFotografico.it, L’Oeil de la Photographie, Edge of Humanity Magazine.
Nel 2024 in collaborazione con l’Università di Vidyasagar “Centre for Adivasi Studies and Museum” del West Bengala e con la Prof.ssa Urmila Chakraborty ho realizzato il progetto fotografico sulle donne Chitrakar del villaggio di Naya e la loro arte dei Patachitra.
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